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  • SI PUÒ RINUNCIARE ALLA “CARA” BABELE EUROPEA?

     Avv. Carla Di Lello

    Nella relazione speciale n. 5 del 14 novembre 2005 che la Corte dei Conti europea (CCE) ha presentato il alla Commissione per il controllo dei bilanci, risulta che, nel 2003, il costo totale per i servizi di interpretariato per Stato è stato pari a 57 milioni di euro per il Parlamento europeo e 106 milioni di euro per la Commissione europea, per il Consiglio, per i Comitati e per alcune Agenzie.

    Nel 2003 sono state fornite complessivamente 150.000 giornate di interpretazione, di cui circa il 39% al Consiglio, il 26% alla Commissione a Bruxelles, il 4% alla Commissione a Lussemburgo e il 21% al Parlamento europeo. Nel 2005, primo esercizio completo che comprende i nuovi Stati membri, l’attività di interpretazione del Parlamento europeo ha battuto tutti i record: 85.258 giorni di interpretazione realizzati dagli interpreti permanenti e dai freelance.

    La Corte dei Conti ha calcolato poi che il costo medio per giornata di interpretazione, al netto delle tasse e dei contributi pensionistici, ammonta a 1.476 euro per il Parlamento europeo e a 1.046 euro per la Commissione. Una riunione di un’intera giornata con servizi di interpretazione costava rispettivamente circa 40.000 e 34.500 euro prima dell’allargamento (11 lingue) e costa rispettivamente circa 88.500 e 63.000 euro dopo l’allargamento del 2004 (20 lingue) con tre interpreti per cabina. La presenza di un quarto interprete fa salire i costi a 118.000 euro per il Parlamento europeo e a 84.000 euro per la Commissione.

    Orbene, sebbene i costi per i servizi di interpretariato possono apparire eccessivi, pur tuttavia ad oggi una loro riduzione non sembra né pensabile né auspicabile. Il particolare regime linguistico dell’Unione europea, infatti, da una parte, garantisce il diritto dei cittadini di comunicare con le istituzioni dell’Unione europea in ciascuna delle sue lingue ufficiali, consentendo loro di esercitare il proprio diritto di controllo democratico, dall’altra, assicura che il multilinguismo sia preservato quale espressione della diversità culturale degli Stati membri.

    Volendo sintetizzare i termini del discorso, a favore del multilinguismo giocano ragioni di ordine giuridico, politico e culturale

    In relazione al primo profilo, si pensi al fatto che caratteristica essenziale delle norme del diritto comunitario, rispetto a quelle di diritto internazionale, è l’incidenza immediata sulle situazioni giuridiche soggettive dei singoli. In questo contesto, dato che i cittadini degli Stati membri sono tenuti a conoscere e rispettare il diritto comunitario come quelle di diritto interno, non è ammissibile chiedere loro di venirne a conoscenza in una lingua che non sia loro comprensibile. Inoltre, affinché il diritto sia per tutti i cittadini egualmente vincolante, è necessario che i testi nelle varie lingue facciano fede in eguale misura.

    Il profilo politico del multilinguismo attiene, invece, il grande tema della partecipazione dei popoli alla vita comunitaria. Affinché i cittadini possano partecipare alla vita comunitaria è necessario che le istituzioni si dotino di una comunicazione il più possibile “aperta” ed “inclusiva”. In questo senso, il multilinguismo delle istituzioni si presenta come prerequisito per una partecipazione dei cittadini alla vita democratica europea e questo da un duplice punto di vista. Da una parte infatti, la comunicazione multilingue è indispensabile per assicurare a trasparenza e la democraticità dell’azione dell’Unione, dall’altra il garantire l’uguaglianza fra le lingue ufficiali garantisce in modo analogo la pari dignità di chi usa quelle lingue, l’eguaglianza dei rappresentanti nelle istituzioni e, perciò, un’eguale prestigio degli Stati membri

    Infine, dal punto di vista culturale, il multilinguismo si offre come un osservatorio privilegiato del fenomeno “unita nella diversità” (25 Stati, 20 lingue differenti).

    Dal Trattato di Maastricht, infatti, la particolare competenza attribuita all’Ue nei campi della cultura e della formazione, seppur in “sostegno” all’azione degli Stati membri, ha portato a riservare una maggiore attenzione alle diversità culturale e, in questo contesto, alla pluralità linguistica, anche regionale, quale evidente espressione di tale diversità e come “ricchezza” da tutelare e promuovere.

    Appare perciò chiaro che pensare una riduzione dei costi dei servizi di interpretazione sarebbe in contrasto con lo spirito stesso del processo di integrazione europeo, anche se, a rigor del vero, il multilinguismo (individuale e istituzionale), continuerà ad essere anche nei prossimi anni uno dei temi chiave nei dibattiti sulle problematiche legate alla governance in Europa, ai diritti dei cittadini dell’Unione e alla formulazione di politiche per l’istruzione transnazionale.

    ENERGIA SOSTENIBILE, NUOVE OCCASIONI DI PARTECIPAZIONE PER GLI ENTI LOCALI

    Il Commissario europeo per l’energia, Andris Piebalgs, ha presentato la scorsa primavera la guida realizzata dal Network del CCRE sulle questioni energetiche (rete di consulenti ed esperti, rappresentanti di governi locali e regionali che intendono impegnarsi nel ridurre il consumo di energia ed acqua nei loro comuni e regioni.), dalla Climate Alliance (rete di città e comuni europei che hanno avviato un partenariato con i popoli indigeni delle foreste pluviali al fine di perseguire l’obiettivo comune della salvaguardia del clima globale) e dall’Energie-Cités (associazione no-profit di comuni europei impegnati nell’attuazione di politiche per l’energia sostenibile ed attivi nello scambio di esperienze e know how.)

    Nel presentare la guida, il Commissario pone tra le priorità della sua agenda il miglioramento del modo in cui gli europei utilizzano l’energia. In questa prospettiva, l’efficienza energetica e l’energia rinnovabile sarebbero la base per il perseguimento di altri obiettivi primari come una maggiore sicurezza nell’approvvigionamento energetico e la competitività della nostra industria.

    Le istituzioni europee dovrebbero continuare a promuovere un futuro che punti sull’energia sostenibile, a livello internazionale e comunitario, sia attraverso una legislazione diretta a migliorare l’efficienza energetica negli edifici, così come attraverso il perseguimento dell’obiettivo comune dell’uso di biocarburante ed elettricità prodotta da fonti di energia rinnovabile.

    Il successo della politica energetica comunitaria sarà però possibile solo rendendo i cittadini consapevoli del loro ruolo cruciale nel realizzare questi obiettivi perché arrivino ad introdurre cambiamenti nelle loro abitudini quotidiane per risparmiare energia e contribuire ad affrontare la questione del clima. Infatti l’80% del consumo energetico è determinato dal trasporto e dal consumo negli usi abitativi. Per far giungere questo messaggio ai cittadini occorrerà innanzitutto cooperare con gli attori a loro più vicini, segnatamente i governi locali e regionali. A parere del Commissario, infine, la realizzazione delle politiche comunitarie dipende dalla capacità degli enti locali di comunicare idee e coinvolgere i cittadini .

    La guida è quindi nelle intenzioni, uno strumento per gli amministratori locali e regionali perché integrino la questione energetica nelle diverse aree delle politiche di loro competenza.

    Nelle prime sezioni infatti vengono definite le aree di attività di governi locali e regionali in cui sia possibile introdurre azioni inerenti l’energia, il risparmio energetico e progetti di energia rinnovabile.

    Un’intera sezione è poi dedicata alla dimensione europea dell’energia con la presentazione dei finanziamenti europei cui i governi locali e regionali possono attingere per le loro attività e la presentazione delle più recenti misure legislative in materia energetica.

    La guida presenta infine numerosi illuminanti esempi di esperienze condotte dai governi locali in materia di energia.